D’accordo, le laniste quasi anonime sono famose anche per la loro capacità di lavorare a maglia – lana soprattutto – anche nelle più torride giornate estive, ma a tutto c’è un limite. In attesa di acquistare una poltrona gonfiabile da sistemare direttamente in acqua per riprendere la lavorazione del VitaminD, direi che attualmente le mie attività da lanista sono sospese.

Non sospendo invece la mia lista delle imperfect things, una vera e propria ancora di salvezza in giorni come questi in cui le temperature mettono alla prova anche gli animi più tenaci.

Fra i vari momenti di serenità, ho scelto i seguenti:

1. Simone che passeggia tranquillo mano nella mano col suo papà.

2. Il ragù domenicale preparato dal consorte e festeggiare nessuna ricorrenza particolare con spumante e bocconotti.

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3. I fuochi d'artificio per l'ennesima festa religiosa nel mio paese da un punto d'osservazione privilegiato, il terrazzo della nostra casa.

4. I nuovi boccioli dei gerani sul balcone.

5. Il profumo dei biscotti fatti in casa dalla mamma.

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6. Un commento sul blog che viene da una terra lontana, dove i fichi d'india sono parenti stretti di quelli martinesi.

7. Divenire di Luigi Einaudi.

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8. Trovare il bandolo della matassa, non solo in senso metaforico.

9. Mangiare un ghiacciolo alla fragola da sole io e mamma.

10. Andare "in discoteca" armata di ipod e auricolari mentre lavo i piatti.

11. Progettare un abbraccio con una cara amica.

12. Il cornetto alla nutella per colazione  e un bigliettino del consorte vicino al caffè.

13. La prima anguria di stagione.

14. Mio marito che scompare dal fioraio per uscirne con una bellissima calla viola, pensando al giorno del nostro matrimonio.

15. Gli gnocchi pomodoro e cacioricotta e Simone che li mangia con gusto.

16. La ciambella di carote e mandorle nella teglia a forma di cuore per l'onomastico della mamma.

17. Il bagnoschiuma al cocco e la pelle che profuma di buono.

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18. Un balcone fiorito nel centro storico.

E adesso corro a tuffarmi. Buon lunedì!


Giusto il tempo di lamentarmi di questa estate strana ed eccoli, puntuali come sempre, sole, afa, zanzare e scottature.

Ma bisogna continuare a lavorare e, possibilmente, pensare al prossimo autunno.

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In anteprima per voi alcune immagini di quelli che saranno i nuovi tutorial per Pianetadonna. Per ringraziarvi dei vostri cari commenti – Nadia, grazie soprattutto a te! – e per proporvi, se vi va, di inviarmi le immagini delle vostre realizzazioni.

Ora corro a tuffarmi nel turchese del Vitamin D – è il cardigan di cui parlavo nel precedente post e di cui mi avete chiesto – perché vorrei completarne almeno una parte, prima del suo arrivo!

Buon weekend a tutte, a lunedì per la consueta lista delle imperfect things.


“E la chiamano estate
questa estate senza te
ma non sanno che vivo
ricordando sempre te.”

Nella settimana appena trascorsa mi sono ritrovata sempre più spesso a canticchiare questa bellissima canzone di Bruno Martino, non tanto per il testo in sé quanto per l’evocazione di un’estate che davvero in certi momenti stento a riconoscere.

Un attimo prima sono a strizzare gli occhi per proteggermi dalla luce del sole che si amplifica – e acceca – riflessa sulle superfici bianche del Centro Storico e dei trulli, un attimo dopo tutto diventa cupo ed i tuoni si fanno sempre più vicini e minacciosi.

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Riguardo queste foto rubate molto spesso col mio smartphone e resto affascinata dai giochi di colori che il sole, filtrando attraverso le nuvole, crea nel cielo.

La luce che accarezza le superfici in pietra ha un effetto magico ed ipnotico.

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Questa settimana, la mia lista delle imperfect things che mi fanno stare bene comprende le più svariate attività:

1. Ascoltare Latch dei Disclosure a tutto volume con gli auricolari e in loop, mentre l'acqua per i piatti scorre e l'adolescenza, in fondo, torna un po'.

2. Ammirare i colori dei miei piccoli tesori sulla mensola: il contenitore verde fatto da me all' uncinetto, l'agenda con la custodia in stoffa di Elisabetta, il quaderno vintage di Betsie Clark, i fiori secchi viola e lilla nella lattiera azzurra e i gladioli screziati della mamma (nella foto in alto).

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3. Cedere il comodino a Simone per fargli mettere dentro e fuori tutte le sue cose e farsi largo fra le macchinine per poggiare almeno gli occhiali prima di addormentarsi.

4. Ascoltare in silenzio il respiro all' unisono dei miei uomini che dormono.

5. Augurare in tempo reale la buonanotte a chilometri di distanza e sentirsi così vicine.

6. Tornare a casa e restare sdraiata sul letto col mio bambino a ridere e coccolarci prima di preparare la cena.

7. Sentire Simone che dice "papà" scandendo bene la parola e sorprendere mio marito commuoversi un po’.

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8. Sferruzzare un modello non difficile ma comunque impegnativi e compiacersi che tutto torna alla perfezione, così come é scritto nel pattern.

9. Coltivare qualche buona idea e constatare che il cervello, dopotutto, ha ripreso a funzionare.

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10. Mangiare una pietanza estiva all' aperto io e mamma da sole, dopo l'ennesimo tuffo strappato alle nuvole nere e alle incombenze casalinghe.

11. Osservare lo sguardo dei turisti innamorati del mio Centro Storico ed amarlo a mia volta ancora di più .

12. Scoprire il mio panificio preferito aperto anche di giovedì pomeriggio e festeggiare con un morso alla focaccia a ior de fuc.


E mentre prendo appunti per la nuova lista, il lunedì generalmente poco amichevole mi regala un discreto ottimismo nonostante il mal di testa ed il vento.

Buona settimana.


 

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Un altro strano weekend in arrivo, con il sole che lascia volentieri il passo a pioggia e temporali. Non mi dispiace questo clima, visto che lavoro ai miei progetti invernali con la lana, ma l’estate dovrebbe fare il suo mestiere di estate, dopotutto.

Nel frattempo mi armo di uncinetto e di cotone riciclato, progettando nuove idee per i prossimi tutorial e pensando alla mia prossima lista delle imperfect things, in onda, si spera, già da lunedì.


“Vedrà, andrà benissimo”

“Una possibilità su dieci”, valutò il medico legale.

“La trovo pessimista”

Postel-Wagner fece un sorriso placido.

“Diciamo che sono un ottimista ben informato”.

(Signor Malausséne, Daniel Pennac).

 

C’è un blog che seguo da anni e della cui autrice col tempo sono felicemente diventata amica. Adoro leggere le sue semplici gioie quotidiane, la ricerca della felicità nelle piccole cose belle che ci circondano e che spesso ai nostri occhi sono quasi trasparenti. Sono i suoi esercizi di stile che mi hanno invogliata a fare altrettanto, ad annotare nel corso della giornata – soprattutto col velocissimo mezzo della fotografia – tutto quello che mi rende felice, cercando di combattere la sfigoparanoia che mi assale da un po’ di tempo a questa parte.

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Abito in uno dei posti più belli del mondo, in una Puglia incantata dove spesso il tempo sembra essersi fermato. Ed ho la fortuna di poter godere della campagna – dei trulli! – dei miei genitori quando ho bisogno di calma e clima gradevole, per poi immergermi nella vita di paese, a spasso fra i vicoli del Centro Storico, alla volta del panificio con forno a legna o di un buon caffè.

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Sempre in campagna, in questa strana estate un po’ ballerina, Simone ha modo di poter giocare nella sua piscinetta, divertendosi con coppette colorate che mi chiede sempre di riempire con acqua. Il perché poi, a sera, per lavarsi faccia sempre tante storie rimarrà un mistero, ma dopotutto mi si ricorda che alla sua età neanche il mio rapporto con l’acqua era dei più idilliaci.

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Adoro le pigre mattinate del fine settimana, quando siamo tutti e tre insieme e possiamo infischiarcene dell’orologio, stesi a chiacchierare o a giocare insieme al cucciolo di casa che invade il lettone con tutte le sue cose.

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Poi ci sono le tagliatelle fatte in casa dalla mamma…

…il lavoro a maglia rubato nelle ore pomeridiane in cui tutti dormono…

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…un bagno inaspettato insieme alla mia mamma…

…o il nostro cartone animato preferito, Il piccolo regno di Ben e Holly.

Oltre a questo, nella lista delle mie imperfect things includo:

- i fiori rossi della mia pianta grassa, che resistono nonostante il vento ed i due giorni di pioggia incessante

- i nuovi boccioli dei gerani

- il sapore degli involtini agli asparagi e, perché no, anche di quelli alla prugna

- la spesa fatta senza dover uscire dalle mura del Centro Storico

- la musica del Festival che pervade i vicoli

- il caffè in terrazza con la mamma

- i mici che giocano

- una rivista sfogliata placidamente stesa sul divano

- la bellezza delle ville lungo la strada che percorro per andare in campagna

- le chiacchiere virtuali con la mia amica Elisabetta

- l’oroscopo a cui non credo ma che, comunque, mi dice che l’aria sta finalmente cambiando.


"Non ricordavo più se in passato mi fosse già accaduto,ma nell'affrontare il buio che ognuno ha dentro di sé dopo una ferita profonda, distrutta dalla stanchezza, all'improvviso un'energia sconosciuta aveva cominciato a riemergere." (Banana Yoshimoto, Sonno Profondo)

Sonno Profondo per me è come una sorta di cassetto segreto in cui riporre le piccole ferite quotidiane, da bravo amico del cuore sa sempre confortarmi e darmi la risposta giusta al momento giusto.

E’ un periodo strano questo, succedono tante cose attorno a me, ed io in disparte osservo in silenzio. Non sempre quel che vedo e comprendo mi piace, per questo nella mia vita si impone con urgenza un bel repulisti.

992915_10151698236093415_194465727_n Nel frattempo mi dedico a ciò che amo fare di più, nella quiete delle campagne della Valle d’Itria.

Sotto la supervisione di Artù ho appena finito il bel Sentieri di Emma Fassio. Uno scialle dalle forme insolite, realizzato con la Araucania Botany Lace acquistata online da Woolcrossing.

Rispetto al modello originale ho dovuto apportare delle ripetizioni in più per utilizzare completamente tutto il filato, convincendomi definitivamente che – a fronte dello stesso filato e degli stessi ferri – io lavoro decisamente molto stretto (sarà corretto dire così?).

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Questo è anche il primo scialle che blocco eseguendo correttamente la procedura, facilitata da un pannello di quelli che servono per isolare le pareti in edilizia (si, cose normali io mai, lo so) in cui ho potuto affondare con facilità i miei spilli colorati.

Io che ho sempre storto il naso nei confronti di questa tecnica mi ritrovo ad apprezzare le doti di un capo leggero che può essere utilizzato indifferentemente sia in estate che in inverno.

E mi è piaciuto così tanto che non escludo di farne un altro.


Non essendo una professionista nella tintura della lana è stato normale questa volta avventurarmi in un esperimento decisamente poco soddisfacente.

Ero incuriosita dall’uso di grossi boccacci di vetro in cui immergere la lana da tingere e impaziente di annotare gli effetti delle sostanze naturali. Il caso ha voluto che mia madre in quei giorni fosse impegnata in una delle attività che sicuramente le riesce meglio, la marmellata.

Marmellata di ciliegie, per la precisione. Il succo di questi dolcissimi frutti crea delle macchie difficilissime, se non impossibili, da eliminare. Perché non provare?

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Dunque, ho immerso la lana naturale nel solito mordente realizzato con l’aceto ed ho utilizzato come colorante gli scarti della lavorazione della marmellata (polpa, noccioli, peduncoli, succo e…qualche vermetto!).

Ho chiuso ermeticamente il mio boccaccio e l’ho esposto in pieno sole.

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Dopo una settimana abbondante di cottura al sole la mia lana aveva assunto un colore rosa pallido, molto molto tenue. Ho aspettato ancora qualche giorno ed alla fine questo è stato il risultato:

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Insomma…storco un po’ il naso. Sicuramente nulla di entusiasmante, soprattutto se paragonato alle precedenti matasse sfumate…ma magari durante la lavorazione renderà bene, e comunque vogliamo mettere la tintura assolutamente naturale?

Nel frattempo Simone, in piena fase emulativa, ha ben pensato di tingere la sua canotta bianca con l’albicocca. Noncelapossofare.