Non mi è mai piaciuto fare bilanci, così come in generale non amo vivere nel passato. Questo però è stato un anno particolare, un anno da ricordare e da cui trarre insegnamento.

Innanzitutto perché è stato il primo anno di vita di Simone. Un anno in cui ho scoperto cosa vuol dire diventare mamma. Un anno in cui ho provato per la prima volta un amore puro, totale, incondizionato. Un anno in cui mi sono scoperta fragile e forte al tempo stesso.

Ma è stato anche un anno in cui mi sono rimessa in gioco, vincendo le mie paure e gettandomi allo sbaraglio in ogni sorta di nuova impresa, uscendone quasi sempre vincente. Un anno in cui ho capito che l’ambizione è capace di distruggere un’amicizia, un anno in cui ho difeso – credendo di essere nel giusto – una persona cara perdendo altre persone care. Un anno in cui ognuno accetta le conseguenze delle proprie scelte e lo fa senza rimpianto.

Un anno in cui ho capito che i legami di sangue spesso non sono nulla in confronto ai sentimenti profondi per una donna che d’ora in poi non potrai che chiamare sorella.

Un anno in cui, finalmente rientrata nella nostra casa insieme a Simone e mio marito, ho respirato a pieni polmoni il profumo della mia famiglia.

Non esistono anni colmi di gioia e felicità. Esistono anni preziosi, ricchi di consapevolezze da investire nel futuro.


 

(avviso ai naviganti, questo post è privo di link…vado di fretta!!!)

Eccomi qui a rosicchiare qualche minuto per aggiornare il blog prima della pappa-pranzo del mio piccolo despota. Sembra che le ore passino senza aver combinato nulla, in realtà poi mi guardo alle spalle e vedo un mucchio di cose nuove che vorrei raccontare ma che non posso mai fissare sullo schermo. Credo sia una sensazione che accomuna molte mamme, a volte piacevole, a volte un po’ frustrante.

Mentre fuori la gente si affanna per gli ultimi regali ed i vari preparativi gastronomici, pratica dalla quale io mi sento sempre più lontana, qui la vita scorre scandita dai giochi, dalle pappe, dai piccoli grandi progressi, dalle coccole e dalla nanna. Negli intermezzi ci sono io che, come una funambola in equilibrio sul filo, cerco di conciliare l’essere mamma con i miei doveri ed il mio tempo libero.

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Complice questa pubblicazione, Natural Bags & Goods, mi sono concessa una breve incursione nel crochet giapponese. Ho sempre ammirato il design e la bellezza degli oggetti proposti, ma finora non mi ero mai cimentata in nulla, col timore di non riuscire a comprendere gli schemi ricchi di ideogrammi. In realtà sono semplicissimi e molto intuitivi, davvero alla portata di tutti.

Il mio primo progetto è un piccolo contenitore col coperchio, lavorato con un vecchio cotone abbastanza grosso che mi è sembrato perfetto per questo prototipo.

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Come decorazione ho scelto un fiorellino all’uncinetto che avevo realizzato per abbellire i miei primi fingerless, cucendolo sul coperchio con un piccolo bottone bianco a mo’ di corolla.

Veloce, divertente, utile. Perfetto per diventare – o contenere – un piccolo regalo last minute. Il prossimo obbiettivo, appena troverò il filato adatto, sarà farne uno più grande per realizzare un portagomitolo.

Nel frattempo ho scucito il Pipit, affetto dalla maledizione della lana pistacchio dello Sficardigan. Nonostante avessi fatto il campione confrontando con cura le misure delle taglie con le mie, ho sbagliato tutto, ritrovandomi con la parte alta del busto e le maniche decisamente molto abbondanti. In realtà, avendolo iniziato parecchio tempo fa, è anche probabile che nel frattempo sia rientrata nella mia canonica taglia M, sottoposta al continuo ed estenuante esercizio fisico imposto da mio figlio. Comunque, siccome il modello a me piace tanto, ho riavviato le maglie e ripreso a lavorare alacremente. Staremo a vedere.

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Bene, dato che nuovi aggiornamenti del blog saranno quantomeno improbabili, colgo l’occasione per fare a tutti i miei migliori auguri di Buon Natale, proponendovi l’immagine scelta quest’anno da Unite Contro il Cancro per i bigliettini da apporre ai regali, rigorosamente – si spera – handmade.

Prima di esprimere i buoni propositi per il nuovo anno, vi do appuntamento su twitter e sulla pagina facebook delle LqA per seguire il nostro cast-on ApoKALittico, alla faccia delle infauste previsioni e delle errate interpretazioni del calendario Maya.


Quando ho imparato ad usare il gioco di ferri per lavorare in tondo, il mio primo acquisto è stato un set metallico in una pittoresca merceria nel cuore di Cavana a Trieste. Ovviamente usati pochissimo per la mia intolleranza allo sfregolìo delle punte.

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(il tutorial lo trovate qui)

Così mi sono ingegnata a realizzarne una serie in legno, utilizzando le bacchette a sezione tonda che vengono generalmente impiegate per il modellismo. E con essi i miei primi esperimenti con le calze, prima che i circolari prendessero il sopravvento.

x-default (il tutorial per realizzarla qui)

Sempre in quel periodo, facendo appello a tutto il mio spirito ricicloso, ho creato questa spilla per impreziosire – e tenere ben ferme - sciarpe o mantelle.

Semplicissima e molto divertente, utilizza le ghiere che serrano i tappi delle bottiglie di plastica e – ovviamente – uno dei ferri in legno visti prima. Un ottimo regalo last minute per mamme e amiche.


 

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Il mio è un albero di Natale in miniatura, perché la nostra è una casa in miniatura.

Piccola si, ma comoda e accogliente, soprattutto a misura di bambino, del mio Simone che fiero del suo primo anno domina incontrastato in ogni stanza.

L’albero è piccolo e posto in altura, così come il presepe acquistato a Praga, piccolo anch’esso e fuori dalla portata delle sue manine. Lui cresce, fa mille progressi, ed io devo sempre prevenire tutto ciò che possa fargli male, pensando spesso anche l’inimmaginabile.

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Dopo una sua iniziale diffidenza nei confronti della lana e dei ferri, adesso sembra apprezzare quei momenti in cui sono seduta accanto a lui a sferruzzare, forse affascinato dai movimenti, forse dai colori che mi trovo ad usare in questo periodo per i miei tutorial su pianetadonna.

Queste palline natalizie ad esempio lo hanno decisamente fatto impazzire, tant’è che alla fine sono diventate sue. Buon sangue non mente? Chi lo sa!


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Kal50 Kal70
Caciotta Wip
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Piano piano, poco per volta, rubando qualche minuto alla sera prima di andare tutti a nanna, cucciolo compreso. Foto scattate sul cellulare, magari brutte, sfocate o con poca luce, ma fatte per essere subito pubblicate via twitter, unendosi alle altre partecipanti in un gigantesco divano lungo almeno da un capo all’altro della penisola. Campioni, consigli, scelte, incoraggiamenti, tutto insieme e tutte insieme, fino all’ultima maglia da chiudere.

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Ed eccolo qui il bellissimo Sasasa’s shawl di Emma Fassio nella versione a legaccio, in dimensioni leggermente più grandi del modello originale, bloccato, indossato e consegnato direttamente nelle mani della mia sorellonza che è anche l’autrice di queste foto.

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Richiudo per il momento 23 progetti di maglia e uncinetto per la ricerca contro il cancro, con la voglia di riprenderlo ancora fra le mani, magari per un nuovo accessorio, magari per un nuovo kal.

Kal

Per ogni informazione:


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unitecontroilcancro.blogspot.it

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