Fare la mamma è un po’ come vivere in una dimensione parallela in cui il tempo non segue più le regole canoniche che abbiamo imparato fin da piccoli.

Simone è quasi al suo secondo mese di vita e a volte stento a riconoscerlo da un giorno all’altro. Il suo viso è ormai quello di un bimbo e neanche il suo pianto assomiglia più a quello di un neonato. Comincio a dismettere già le sue prime tutine e nel farlo confesso di essere un po’ commossa: il mio lupacchiotto cresce, mi guarda o mi segue con gli occhi, sorride compiaciuto e mi stringe le dita, sempre più innamorato della sua mamma come io di lui.

Se penso ai primi giorni mi rivedo con una certa tenerezza affannarmi fra un biberon ed un pannolino, imparando dal nulla questo difficilissimo mestiere. Non che adesso sia di colpo diventata una mamma da manuale, anzi, ma cerco di affrontare il tutto con maggiore tranquillità ed ironia, perché ritengo sia importante soprattutto trasmettere serenità al proprio figlio.

In questo periodo ho rivisto molte delle mie priorità ed ho anche potuto comprendere meglio i miei rapporti con amici e parenti, a volte essendo felicemente sorpresa, a volte - il più delle volte - profondamente delusa. Ci sono persone che si sono decisamente defilate, neanche un figlio fosse una malattia incurabile, amici di lunga data così pieni di cose da fare per cui anche un semplice messaggio ha comportato una fatica immensa da sopportare. Che tristezza! Ma per fortuna le persone care, pur essendo poche, sono decisamente buone e sanno riempire tutti quei vuoti che questo difficile periodo inevitabilmente comporta. Ad esse dico semplicemente grazie, un grazie di cuore e colmo di affetto.

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Conclusa questa parentesi personale (ahimè, temo che ce ne saranno molte d’ora in poi!) siamo alle solite dolenti note: sto lavorando a maglia veramente poco e questo mi pesa tantissimo perché il farlo è per me una grandissima valvola di sfogo che evita l’accumularsi di tensione e nervosismo, che invece possiedo in abbondanza.

Comunque, in attesa che lui si addormenti mentre col ginocchio lo dondolo nella culla, sono riuscita a compiere due missioni.

La prima è il mio Almost Sophisticate, così chiamato perché si ispira a questo pattern ma profondamente influenzata dal kimono che mi ha regalato Valentina ho optato per questa scollatura-abbottonatura stravagante, osando anche con bottoni e colori diversi. La lana è la stessa del blanket, una garanzia di morbidezza e calore.

La seconda è costituita da un paio di tenerissime scarpette che purtroppo non posso farvi vedere, almeno non ora, perché costituiscono un regalo per una dolcissima bimba che nascerà in primavera.

Insomma, procedo a passo di lumaca ma procedo.

Per il resto sogno di realizzare progetti in coda da secoli, come il bellissimo Scabbard (ovviamente lei con il suo ha contribuito a mettere il dito nella piaga!) ma, non avendo tempo ed essendo attualmente decisamente fuori forma (si dice piena di curve!) credo mi accontenterò di fare morbide calzine per il pupo e per i suoi piedini sempre freddi, in attesa che impari presto la nobile arte e provveda da solo.


Ahimè…temo che mio figlio non condivida la mia insana passione per il lavoro a maglia. Ogni volta che prendo in mano ferri e gomitoli – e dire che lavoro solo per lui ultimamente! – si sveglia improvvisamente e piange disperato, costringendomi a deporre le armi per correre a consolarlo.

Ma per fortuna ci sono le mie amiche a sferruzzare per il mio cucciolo e qui in casa è un viavai di pacchettini provenienti da ogni parte d’Italia.

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Valentina ha confezionato un bellissimo Baby Kimono, comodo e morbido, semplice nella sua realizzazione a maglia legaccio e impreziosito da un paio di bottoni tono-su-tono che solo lei avrebbe saputo abbinare così perfettamente.

Il colore e la forma gli si addicono letteralmente…perché lui per me è Yoda, il mio piccolo jedi.

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Sonia e Anna invece si sono occupate dei piedi: quelli di Simone in effetti sono sempre freddi e delle scarpine-calzine di lana sono proprio adatte a tenerli al calduccio.

Le prime sono le lovebug booties, originali nella forma e nell’uso “all’opposto” dei colori.

Le seconde invece sono realizzate su disegno originale della stessa Anna e presentano un abbinamento, l’arancione ed il viola, che io adoro fin dalla mia adolescenza.

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Anna ha anche pensato a quando Simone potrà sviluppare gli aspetti tattili e cromatici dei giocattoli, proponendo l’Uh-Ohs di Anna Hrachovec, l’innovativa designer di Mochimochi Land. Nell’attesa penso che glielo ruberò…è troppo bello…non so resistere!

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Nel mio piccolo qualcosina riesco ancora a farla però, in barba all’introduzione di questo post. Certo, si tratta di ritagli di tempo rubati in attesa che il biberon raggiunga una temperatura accettabile o magari in coda dalla pediatra, ma son sempre sufficienti per un bel cappellino.

Questo è l’Aviatrix…magari un po’ buffo nelle sue forme ma tanto tanto comodo per un bimbo che fin dai suoi primi giorni di vita ha sviluppato l’arte dello sfilarsi qualsiasi indumento tenti di coprirlo. Calza a pennello sulla sua testolina, gli copre le orecchie e sta al suo posto col pratico laccetto che si aggancia ad un bottoncino cucito sul paraorecchie opposto.

Nel frattempo penso a cosa realizzare con tutta la bellissima lana che, sempre a mezzo posta, ho ricevuto dalla mia amata Trieste.

I risultati della meditazione al prossimo post.