Ho sferruzzato ogni tipo di modello, mi sono cimentata in ogni tecnica ardita senza batter ciglio, ho eseguito interventi a treccia aperta (cfr. Micicuta) venendone sempre fuori in maniera dignitosa e ora che devo dedicarmi al corredino per il mio cucciolo mi lascio prendere da mille ripensamenti???

Non so se anche voi mamme-knitter avete provato la stessa sensazione, ma realizzare piccoli capi per un neonato non è esattamente la stessa cosa che lanciarsi in cardigan topdown di cui conoscete perfettamente tutte le misure…insomma, ogni volta che son pronta a cominciare mi lascio assalire da mille dubbi…troppo piccolo? troppo grande?

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Così per rompere il ghiaccio ho deciso di lasciarmi tentare dal bellissimo Hourglass Throw di Anne Hanson, uno splendido baby blanket – e non solo – che avevo già adocchiato in uno dei più recenti numeri di Brooklyn Tweed.

Il filato, a sette capi, mi è stato regalato da mia zia tempo fa; ne ignoro la composizione, ma a giudicare dalla morbidezza e dal calore direi che si tratta di pura lana con forse anche una piccola percentuale di cachemire…insomma, una copertina extralusso per il mio principino.

Diritti e rovesci sono intervallati dalla lettura del penultimo libro di Banana Yoshimoto, una sorta di diario di viaggio in cui le riflessioni sulla vita della scrittrice si fondono spesso e volentieri con le sensazioni dell’esser mamma…lo avevo cominciato già mesi fa, ma con la mia recente gravidanza certi argomenti diventano più sentiti e ricchi di emozioni.

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Tornando al blanket, la sua realizzazione è molto più semplice di quello che possa sembrare in realtà. Il susseguirsi di trecce e trafori è alquanto logico, per cui ci si accorge subito se si è commesso qualche errore nell’esecuzione dello schema, per altro molto chiaro. Basta un po’ d’attenzione in più e magari un buon segnalibro con cui tener memoria della riga eseguita.

Per le dimensioni ho scelto di personalizzare il pattern, adattandolo al lettino che misura all’incirca cm. 60 per cm. 120, in modo che la copertina possa scaldare il mio bimbo per i suoi primi anni di vita. Il capo va bloccato, per mettere in risalto ancor di più la bellezza della lavorazione.

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Ovviamente tanta magnificenza e morbidezza non potevano non attirare una gatta curiosa e coccolona come la mia! Mi sono distratta un attimo ed eccola lì, indecisa se fregarmi il gomitolo o fare una comoda pennichella. Mi spiace, ma il blanket non si tocca, è per una persona speciale!!!

Prima di lasciarvi, per quelle poche che ancora non conoscono questa pazza maratona, segnalo i 12 modelli da realizzare in 12 mesi, se n’è parlato ampliamente qui, qui e qui. Io per quest’anno tralascerò i capi per me, visto che ormai tutte le mie dimensioni sono lievitate, ma ci sono un paio di modelli da bimbo che potrebbero tentarmi…vedremo.


Come avevo accennato nel precedente post, complici il caldo e la mia strana nausea da lana, quest’estate ho cercato di dedicarmi ad attività alternative.

Innanzitutto ho fatto buona pratica con la macchina per cucire. Nulla di particolarmente complicato, ho bordato tovaglie e creato sacchetti in stoffa per conservare la verdura in frigo, ma per una neofita come me anche rispettare la regolarità di un semplice punto dritto diventa impegnativo.

In realtà avrei voluto confezionarmi qualche semplice vestito, ma me ne è mancata la voglia ed il tempo…e dire che la mia amica Ileana mi aveva regalato un sacco di giornali ricchi di modelli semplici e veloci da realizzare.

Sfogliando fra le riviste mi è capitato fra le mani questo albo

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ed è stato subito amore. Ho sempre ammirato le creazioni a punto croce, ma a parte qualche breve esperimento fatto da bambina, non mi ero più cimentata con ago e cotone da ricamo. Quale migliore occasione di un bavaglino per bebè già corredato di apposita tela Aida?

DSCN3938Il primissimo che ho realizzato sotto la sapiente guida della mamma è stato questo dolce topino con salopette in jeans e barchetta a rimorchio. Ho imparato a controllare e fissare di volta in volta i fili, ottenendo un retro pulito e costituito tutto da punti belli dritti e ordinati.

Ho scoperto che ricamare mi rilassa molto e che mi entusiasma veder nascere quasi dal nulla queste piccole creature. Insomma, una sorta di rivelazione.

beaL’albo dei ricami ispirati ai personaggi di Beatrix Potter è un vero capolavoro di dolcezza, ce n’è per tutti i gusti. L’ho sfogliato in lungo e in largo, sognando di realizzare tutti gli schemi presentati…e non è detto che prima o poi non lo faccia, soprattutto perché ce ne sono anche alcuni sul tema del lavoro a maglia!

Alla fine ho deciso di ricamare questi teneri pulcini, anche perché lo spazio sul secondo bavaglino era veramente piccolo e non potevo sbizzarrirmi come avrei potuto.

DSCN3975La mia incursione nel mondo del ricamo per il momento si ferma qui, ma avendo fatto incetta di cotone da ricamo – fra merceria personale della mamma e gugliate di filo rubate alla zia – prevedo che a breve la produzione riprenderà.

Anche perché mio marito, grande appassionato di Lupo Alberto, per allietare il mio periodo di osservazione post-amniocentesi mi ha regalato questo albo…

DSCN4110…ufficialmente per contribuire al corredino dell’erede…in realtà ho il sospetto che in fondo voglia qualcosa anche per sé, tipo la tovaglietta per la prima colazione o il cuscino a forma di cuore…chi lo sa.

Per concludere vi comunico ufficialmente che il mio periodo da knit-astinenza è passato e che la strana nausea è stata quasi definitivamente sconfitta, mi attende solo la prova col famigerato gomitolo color pistacchio.

Quale miglior modo per festeggiare la guarigione se non un bel Hourglass Throw di Anne Hanson? Nella versione baby blanket, naturalmente!


Ogni promessa è debito, così eccomi qui puntuale a riprendere le mie disavventure e la mia insana passione per ferri, uncinetti, lana, cotone e qualsiasi genere di filato…basta che si possa raggomitolare!

L’estate è stata lunga ed afosa e, ad essere sinceri, qui in Puglia non è del tutto passata. Ho dovuto rallentare molto la mia attività di knitter incallita, a favore di altre piacevoli attività di cui vi racconterò in seguito, ma tutto sommato nelle rare giornate allietate dal vento di maestrale sono riuscita a dedicarmi ad un paio di progetti che avevo in sospeso da tempo.

Il primo è il famigerato Azzu’s Shawl di Emma Fassio, uno scialle bellissimo che, a dispetto della sua semplicità, mi aveva sempre dato filo da torcere e che non ero mai riuscita a portare a termine. Il segreto per realizzarlo in maniera corretta è lavorare con mano molto morbida – ed io invece tendo sempre a tender troppo il filato – in modo da poterlo poi bloccare facilmente.

 

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Ho utilizzato una lana morbida recuperata da un vecchio capo, di un bel colore sabbia che evoca la bellezza delle spiagge e del mare. Ed avendone qualche metro in più rispetto a quello richiesto dal pattern originale ho potuto ottenere uno scialle più ampio e avvolgente.

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Per il bloccaggio stavolta ho voluto fare le cose per bene e provare a cimentarmi come le “vere” knitters che si rispettino. Ma si sa, alla fine devo sempre metterci qualcosa di mio e l’animo da architetto vien sempre fuori, anche in queste piccole cose apparentemente senza alcun legame.

Così ho utilizzato delle barre in alluminio che generalmente vengono utilizzate per la saldatura di alcuni metalli – materiale gentilmente fornito dal mio degno complice, papà – e con esse ho realizzato un telaio da appendere al cavo della biancheria, per tenere lo scialle lontano dai gatti che volevano prontamente eleggerlo come copertina personale.

Il risultato è stato questo:

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L’altro scialle a cui ho lavorato è il mio adorato LaLa’s Simple Shawl di Laura Linneman. In realtà avevo già realizzato e terminato questo capo la scorsa estate, ma il filato che avevo acquistato era pochino e alla fine più che uno scialle avevo ottenuto un coprispalle…sempre bellissimo, per carità, ma per me poco pratico.

Per la serie “la pazienza viene sempre premiata” ecco che in primavera Villini, uno dei negozi che ho frequentato di più a Trieste, ha ripreso i gomitoloni di Titan Wool Londra 3, stessi colori, stesso prezzo dell’anno prima. Un segno del destino.

 

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Decisamente ne è valsa la pena, questo scialle è bellissimo ed ha una struttura così semplice da esaltare qualsiasi tipo di filato, anche uno ipercolorato come quello che ho scelto per me.

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…e poi dona moltissimo ad una futura mamma…

 

Eh si, eccola qui la novità, il motivo per cui sono stata un po’ assente dal mio e dai vostri blog, a Dicembre sarò mamma di un dolcissimo maschietto.

Se state immaginando quintali di scarpine, cappellini, mini cardigan e copertine…beh sappiate che a tutt’oggi non ho ancora cominciato a far nulla. In parte è stata colpa del caldo che mi ha impedito anche la sola idea di prendere in considerazione la lana, in parte è stata una stranissima sindrome che ho avuto nei primi mesi di gravidanza, una sorta di legge di Murphy per sferruzzatrici indomite come me.

Non potevo lavorare a maglia, prendere i ferri in mano o guardare un filato mi procurava un forte senso di nausea. Buffo vero? Eppure è così.

Adesso però il peggio è passato, ho solo bisogno di temperature più congeniali e poi vedrete come recupererò il tempo perduto!

Un abbraccio a tutte voi!