Non ero molto sicura circa gli effetti che il mio precedente post avrebbe avuto. Magari ad alcune sarò sembrata eccessiva e antipatica, magari altre si saranno sentite piccate e in quanto tali dileguate velocemente, ma di certo tantissime ragazze hanno condiviso il mio pensiero, scrivendomi commenti o messaggi privati tutti egualmente belli.

Perché alla fine non ci accomuna solo la passione per la maglia, per l’uncinetto o per il cucito in generale. Chi ama la manualità ha in genere stili di vita e valori molto simili, rispettando l’autenticità e la genuinità in primo luogo.

E non è quindi inusuale stringere amicizie vere oltre l’apparenza dello schermo. Come ad esempio quella con Lilly, partita un po’ in sordina nel periodo in cui lei era ancora in Inghilterra e io affrontavo le paturnie del mio ennesimo trasferimento, e poi consolidatasi nell’evento storico della riunione delle quattro terribili pesti.

Ora, non è il caso di tessere le lodi di questa ragazza, non ne ha bisogno, ma mi piace solo sottolineare che ha un cuore immensamente grande, capace di fare e dire cose che a volte spiazzano il mio, un po’ indurito a dir la verità.

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Quindi non mi stupisce affatto di aver trovato al mio rientro a Trieste questa bellissima matassa di Araucania, dalle bellissime sfumature che vanno dall’arancio al viola. Non ho ancora ben deciso quale sarà il progetto prescelto – forse l’Herbivore di Steven West – ma di sicuro sceglierò un pattern importante, perché Lilly lo è.

Nel frattempo mi dedico ad oscure manovre, cucio, scucio, disfo, provo, mi aggiro con fare inquietante fra modelli di cardigan, fra trecce  e grana di riso, in attesa di trovare voglia e tempo per bloccare la mia Colchinaceae.

Poi scosto le tende, accendo le luci, osservo imbronciata e scuoto la testa, perché vorrei documentare tutto questo tormento ma l’esigente fotografa che c’è in me non è mai soddisfatta del risultato.

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In attesa di tempi – e di luci – migliori, vi consiglio caldamente di leggere questo articolo. A me è piaciuto moltissimo.


Mi si dice spesso che sono una ragazza gentile, disponibile, educata, una vera e propria coccola, per dirla in triestino. Per indole naturale lo sono, certe persone poi mi circondano di così tanto affetto e considerazione che adorarle è una piacevole conseguenza.

Ma so essere anche particolarmente antipatica, soprattutto in presenza di determinati atteggiamenti.

Mi si chiedono consigli, mi si tempesta di mail per sottopormi documenti, articoli, proposte varie, ed io sottraggo energie e tempo alle mie faccende quotidiane per essere sempre all’altezza di ciò che mi si chiede. Ottenuta la risposta queste emerite sconosciute tornano da dove sono venute, nell’oblio.

Oppure mi si chiedono informazioni e costi riguardo a ciò che realizzo, e anche lì mi precipito a rispondere, magari prima faccio un giro su Etsy per farmi un’idea, oppure chiedo consiglio alle mie amiche più care perché ho sempre paura di non fissare un prezzo equo. Sarebbe carino ricevere segni di vita in cambio, magari anche semplicemente per dire grazie, sarà per un’altra volta. Ma no, non è dato sapere.

A questo punto io mi sono seriamente stancata, quindi avviso alle naviganti, la sottoscritta non è più disposta a perder tempo. Questa non è la mia professione, ma solo un bellissimo svago e come tale deve rimanere.

Sono sempre beneaccette le mail e le richieste di ogni tipo, ma per favore si astengano quelle persone poco propense all’educazione dei rapporti in generale.

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Per concludere, se siete a Trieste e dintorni sappiate che domenica 30 Gennaio, dalle 16,00 alle 19,00, si terrà il consueto Stitch’n Spritz! presso l’Eppinger di via Dante. Portate ciò che state facendo o venite semplicemente per curiosare o fare due chiacchiere, a noi farà senz’altro piacere.


Sarebbe un piccolo miracolo, proprio come la bellissima giornata di sole piombata in pieno inverno, quasi a dirci di tenere duro che dopotutto il cielo grigio può essere pian piano sconfitto.

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Quale migliore occasione per indossare la Colchinaceae regalata alla mia mamma?

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Il modello in sé è abbastanza semplice, richiede giusto quel minimo di attenzione che si riserva a qualsiasi lavorazione lace; le difficoltà semmai si riscontrano nella spiegazione stessa…forse sarà colpa della traduzione (l’autrice è tedesca), forse scrivere istruzioni chiare non sarà la sua dote principale…di certo decodificare il pattern è stato abbastanza arduo, tanto da pensare più di una volta di mollare tutto e dedicarmi ad altro.

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Ma alla fine la mia perseveranza è stata premiata ed ho potuto consegnare il mio dono prezioso. Non necessita di un particolare bloccaggio, noi lo abbiamo fatto fissando le punte con degli spilli e accarezzandolo attraverso un panno inumidito.

Un capo ottimo da sfoggiare con una camicetta leggera, magari in compagnia della spilla Emma e di un paio di splendidi orecchini…che essendo regalo di una persona speciale sono ancora più belli!