C'è sempre una prima volta, il momento in cui occorre fare un bel respiro e saltare.
Qualche settimana fa ho deciso - grazie anche ad un sonoro calcio virtuale - di azzardare una traduzione in inglese dei miei modelli, partendo con le calze Mudéjar. La mia conoscenza di questa meravigliosa lingua risale ai tempi del liceo, quando sicuramente non avevo alcuna cognizione dei termini tecnici ma le mie conversazioni erano fluenti e spensierate. Poi le occasioni di far pratica sono diventate sempre più rare ed è scattata come una sorta di fobia del sbagliare.
Ad ogni modo ho voluto provare ed ho chiesto abbastanza timidamente la collaborazione di alcune componenti di un gruppo straniero che si occupa di calze. Il test prevedeva non soltanto di correggere eventuali errori nelle istruzioni ma, soprattutto, probabili mancanze nella forma e nella grammatica.
Il risultato è stato soprattutto una bellissima lezione dal punto di vista umano e "professionale". L'entusiasmo e la serietà di queste simpatiche - e severe - signore non hanno eguali, o almeno io non ho avuto modo di riscontrare queste caratteristiche fra le mie connazionali, ad eccezione del mio ristretto gruppo di amiche e "colleghe". Mentre in Italia spesso vige la regola del "afferra il modello e scappa", le tester straniere mantengono un contatto abbastanza stretto con la "designer", tenendola costantemente aggiornata sulle correzioni e sul procedere del loro lavoro. Alcune mi hanno suggerito delle modifiche, altre mi hanno spiegato l'importanza di un certo modo di scrivere, altre ancora mi hanno bacchettate sull'uso dei pollici e sulle conversioni in iarde od once. Sicuramente un bagaglio prezioso cui attingere per gli "esercizi" futuri.



Comunque la versione inglese e cuff-down delle Mudéjar è andata ad integrare il modello già pubblicato su Ravelry e adesso attendo la fine dei lavori sulle toe up per completare anche questa avventura.
Nel frattempo la "discussione" virtuale con le amiche straniere si è spostata sull'architettura e sulle dominazioni dei Muslims... E a me non può che far piacere.
Buon lunedì!




La vita è fatta di piccole felicità insignificanti, simili a minuscoli fiori. Non è fatta solo di grandi cose, come lo studio, l'amore, i matrimoni, i funerali. Ogni giorno succedono piccole cose, tante da non riuscire a tenerle a mente né a contarle, e tra di esse si nascondono granelli di una felicità appena percepibile, che l'anima respira e grazie alla quale vive.
Un viaggio chiamato vita, Banana Yoshimoto.


Questo è un "non periodo". Un lasso di tempo in cui le cose si susseguono talmente in fretta da non averne il tempo, o la voglia, di fissarle.
Periodo in cui l'impegno è smisuratamente e di gran lunga maggiore rispetto ad i risultati ottenuti, tant'é che ancora una volta la tentazione di mollare tutto è forte.


Concludo questa fugace apparizione con due aggiornamenti.
Il primo, l'uscita di queste calze, le Tortili, scaricabili gratuitamente qui: http://www.ravelry.com/patterns/library/le-tortili
Il secondo, la creazione della mia pagina su Facebook, per tener nota di ciò che amo. La trovate qui: https://m.facebook.com/Knittingcakes/



Ormai mi conoscete, quando sparisco per un po' e non aggiorno il blog significa che "non è aria".
In effetti Febbraio è stato un mese abbastanza pesante e Marzo, alla faccia della tanto attesa Primavera che sa di un rinnovato Inverno, sembra non essere da meno.
Ad ogni modo sono qui che lavoro silenziosamente, soprattutto calze, nel tentativo - se sia vano o meno non so dirvi - di risolvere problemi e aver brillanti idee. Ne ho realizzate varie, trovando particolare soddisfazione nel dare nuova vita a gomitoli dimenticati in qualche vecchio sacco disperso nell'armadio della lana, divertendomi ad improvvisarle con vivaci motivi a righe, sperando di trovare il modello di scarpe adatto a metterle finalmente in mostra.
Grazie agli amici di dilanaedaltrestorie.it ho potuto familiarizzare con dei nuovi ferri curvi, gli strickspiel, realizzati in plastica e con i quali è possibile lavorare piccole circonferenze, quindi calze, of course


A dispetto di quel che sembra, io li ho trovati più pratici del gioco di ferri - col quale mi infilzo - o dei mini circolari - che mi fanno venire i crampi alle mani. L'importante è imparare subito la corretta posizione nel palmo, il resto viene da sé in maniera abbastanza naturale. E comunque se fate una veloce ricerca su YouTube troverete buoni video tutorial che illustrano efficacemente come usarli al meglio.


Ho iniziato anche quello che in gergo si chiama un #newdesign, un nuovo pattern con la Fabel acquistata recentemente e che sembra fatta apposta per esaltare le piccole trecce con cui ho voluto  creare questo accessorio. Nonostante mi diverta con le calze toe up, la lavorazione cuff down resta la mia preferita ed in questo modello ho affiancato la praticità e la pulizia delle linee del tallone afterthought. A me piacciono tantissimo, e a voi?



Dopo le prime sommarie lezioni impartite da mia nonna, io ho iniziato a lavorare a maglia seriamente seguendo i modelli di Benissimo, la rivista che negli anni ottanta era quella a mio parere più chiara e ben fatta.
Poi la scoperta di Ravelry, di un nuovo modo di lavorare - con nuovi strumenti - e di nuovi termini - in inglese - da imparare.

Perché vi racconto questo? Perché ultimamente, soprattutto nei social, leggo sempre lo stesso tipo di commento: "ma è in inglese, in italiano niente? "

Premesso che "nessuno nasce imparato", è normale che all'inizio ci siano un mucchio di difficoltà, ma se si lascia da parte la pigrizia - e molte delle persone che commentano lo sono - ci sono pochi ma utilissimi metodi per affrontare senza paura un pattern in inglese.

1. Innanzitutto scegliere un modello semplice. Anche se siete magliaie  provette non è il caso di cimentarvi con capi dalle tecniche particolari, più semplice sarà il modello più semplici saranno le spiegazioni.

2.Tenere sempre a portata di mano un dizionario dei termini. Quello più diffuso - e col quale ho cominciato anch'io - è il Betta Dictionary ( http://www.unfilodi.com/pratica/maglia/bettas-knitionary.html), ottimo per le nozioni base.

3. Usare you tube. Leggere una spiegazione tecnica può sembrare un problema insormontabile, guardare dal "vivo"  come si procede in maniera pratica diventa decisamente più semplice, anche se la lingua non è quella italiana.

4. Partecipare ai Kal, ossia a quegli eventi in cui un buon numero di persone lavora allo stesso progetto. A parte il luogo comune de "l'unione fa la forza",  sicuramente altri utenti si imbatteranno nel vostro stesso problema proponendone in seguito la soluzione.

Purtroppo ci sono gruppi di maglia animati da
persone alquanto folkloristiche che cercheranno di scoraggiarvi - nella migliore delle ipotesi. Voi ignoratele e affidatevi piuttosto a quelle gentili e pazienti che - fortunatamente - costituiscono ancora la maggioranza. 


Buon weekend a tutti, io cerco di alleviare questa fastidiosa influenza con le mie ultime e caldissime calze, in perfetto spirito di destash.



Cinque giorni cinque di mal di testa continuo, con l'unica tregua nel passaggio dalla tempia sinistra a quella destra.
Lavorare è quasi impossibile, avrei solo bisogno di silenzio e luce soffusa.
Ciò nonostante sono riuscita a rispondere ad un paio di domande che gli amici di Di Lana e d'altre Storie mi hanno fatto a proposito del Chini.
La breve intervista - e tutto il resto - lo trovate su http://dilanaedaltrestorie.it/cappello-ai-ferri-chini/.